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    13 september

    VILLAGGIO IDEALE

    Sarà presentato a Milano il 25 settembre alle ore 17 presso un noto studio polivalente commercialistico-legale, il progetto per la realizzazione del Villaggio Ideale.
    Si rivolge come utenza a 60enni e over 60, per poter realizzare una Terza e Quarta Età in modo consapevole, in totale autonomia sotto ogni punto di vita, economico e individuale.
    Saranno realizzate unità abitative per single e coppie, con sistemi assolutamente innovativi, con possibilità di gestione di costi vicino allo zero.
    Provvisto di spazi per tempo libero (palestra, piscina, teatro, lavoratori creativi: arte. fotografia, computer e tecnologie avanza) e di tutti i servizi anche in previsione delle necessità ed esigenze via via l'avanzare del tempo (colf, autisti ed auto, fattorini, giardinieri, idraulici, etc, e infine badanti e personale medico e infermieristico) inoltre negozi, bigliotevca, videoteca, e molto altro ancora.
    Un villaggio in cui ognuno può continuare a condurre la propria vita in assoluta libertà e autonomia, senza dover pesare su figli e parenti, senza rinunciare alle proprie abitudini, professioni o competenze, senza dover vedere nientificare la propria pensione o i propri risparmi.
    Non sono necessari investimenti personali. Sarà creata una cooperativa per gestire il progetto e il villaggio in modo autonomo e autosufficiente.
    Un progetto unico per l'Italia nello specifico e assolutamente innovativo. Un progetto pilota che potrà essere esportato in altre comuni o regioni.
    Chi fosse interessato a visionare la bozza del progetto o a partecipare alla serata di presentazione, mi scriva privatamente e invierò il materiale informativo o le coordinate su dove si svolgerà la presentazione.
    E' estremamente interessante.. parola di scout e la presenza non comporta alcun impegno!
     
    27 april

    Forum modificato

    Il Forum "Parliamo di..." (http://rolinda.forumattivo.com/) è stato modificato sia nella grafica sia con l'aggiunta di nuovi topic e argomenti.
    E' possibile inserire Annunci e Inserzioni gratuite, cercare compagni di viaggi, avere risposte da professionisti di Terapie naturali, psicanalisi, Diritto Naturale, scrivere poesie, promuovere iniziative, inserire foto, incontrarsi in Chat con tante simpatiche e divertenti emoticons.
    Iscriviti e partecipa alla comunità arricchendola anche con i tuoi suggerimenti e opinioni, le tue esperienze, ricette e quanto hai voglia di condividere con tutti. Segreto
    Ti aspettiamo!
    25 februari

    Villaggio ideale per pensionati e anziani

    Da tempo, avevo un “sogno” nel cassetto, ossia la realizzazione di un luogo ideale per pensionati e anziani.

    Un luogo ove fosse possibile un’accoglienza qualitativamente elevata, una serie di servizi adatti a risolvere ogni esigenza che insorge con il passare dell’età.

    Un luogo che fosse attivo e socializzante a misura d’uomo ma soprattutto a misura preventiva.

    Non c’è stato molto riscontro ed il sogno è stato rimesso nel cassetto.

    Ora, con alcune persone amiche, il sogno sta diventando un’idea, dalla idea si sta trasformando in una bozza, dalla bozza siamo vicini all’elaborazione di un progetto per ora teorico ma che sta iniziando ad avere delle interlocuzioni interessate ad una probabile fattibilità e realizzazione.

    È nata quindi la “bozza” per il progetto di un Villaggio che sarebbe in grado di diventare un progetto pilota per diversi comuni e regioni.

    Un progetto che sovverte e trasforma la filosofia del e sull’anziano come soggetto non produttivo, che costa alle istituzioni, passivo, che diventa un problema per i figli, per la società, per le istituzioni che hanno sempre meno soldi per provvedere e sostenere le necessità che la posizione dell’anziano, fragile, dopo aver contribuito per tutta la vita, si trova a dover attraversare con le inequivocabili e necessarie necessità che il tempo non risparmia a nessuno.

    Quindi, l’idea di un Villaggio, con villette su un piano, spaziose, nel rispetto delle barriere architettoniche, nel rispetto dell’ambiente, con materiali a risparmio energetico, dotate di pannelli solari e fotovoltaici.

    Due camere matrimoniali, (per poter continuare a relazionare e ospitare parenti e amici), un ampio soggiorno, cucina attrezzata, due bagni, veranda e possibilmente piccolo terreno da adibire a orto o giardino per chi vuole coltivare l’hobby o la passione.

    Al Villaggio saranno aggiunte strutture (nelle possibilità e nelle modalità realizzabili) quali una biblioteca che non solo ospiterà libri e DVD, ma anche conferenze, eventi, corsi, organizzati dagli ospiti del Villaggio, ma anche ospitando idee ed eventi dall’esterno, in collaborazione con privati, Istituzioni e i Comuni collaborativi.

    Sarà dotato di negozio (possibilmente piccolo supermercato.. da verificare la fattibilità) di palestra, anche questa in collaborazione con l’esterno e, possibilmente piscina e cinema.

    Un ampio spazio per la tecnologia, per corsi, stages e attrezzature usufruibili sia dagli ospiti sia per corsi per scuole e/o privati.

    Uno, altrettanto ampio, spazio per la Creatività e l’Arte, atelier per pittura, acquarello, ceramica, in grado anche di ospitare mostre sia degli ospiti sia di artisti esterni.

    Una tintoria/sartoria, un parrucchiere/estetista, un garage/meccanico/posti macchina per tutti gli ospiti, infermeria e farmacia, tintoria/sartoria, bar/gelatera, ristorante/pizzeria.

    Possibilmente, da verificare ma inserito nel progetto (dipende dagli interlocutori privati che si presenteranno) una piscina, uno sportello bancario e uno postale e un cinema.

    Ma queste sono solo alcune delle idee ipotizzate abbastanza possibili.

    Il progetto prevede una struttura cooperativa, con 40 soci che dovranno gestire e in assoluta autosufficienza in vera autogestione l’andamento del tutto.

    Quindi, il Villaggio sarà veramente unico in quando diventerà fruitore e produttore di servizi e attività.

    Il socio nella quota d’associazione (che potrebbe essere mensile, annuale o, con soluzione unica, ovviamente da quantificare ma nell’assoluta accessibilità anche per i pensionati meno abbienti) avrà a disposizione: una unità abitativa (come sopra elencato) una collaboratrice domestica 2 volte alla settimana, un posto macchina, e macchina con autista secondo necessità che possono succedere… una badante scelta per la professionalità e correttezza, cui la cooperativa (quindi i soci) possano fare da controllo, nel momento in cui, provvisoriamente o nell’avanzare dell’età, l’anziano non possa contare più sull’autosuffcienza ma possa altresì, contare su quegli aiuti che possono essere necessari nella gestione e manutenzione di una casa: elettricista, falegname, idraulico, fattorini etc..

    Gli ospiti del Villaggio avranno la completa autonomia della loro vita normale e comune, chi ha professionalità e competenze, può offrirsi come volontario nel proporre e gestire progetti culturali, o di altro tipo, oppure collaborare con coloro cui sarà data la gestione degli spazi ad esterni, oppure organizzando corsi ed eventi, consulenze etc., remunerati.

    Chi fosse interessato a partecipare, in questa fase con domande o idee, o volesse ulteriori informazioni, può contattarmi e qualora, volesse aderire e partecipare, od offrire una consulenza, un appoggio, qualunque cosa possa aiutare alla sua realizzazione sarà ben accolto.

    Posso dire che attualmente disponiamo già alcune figure professionali che metteranno a disposizione il loro aiuto e la loro competenza.

    Tutto il resto è da costruire…per cui ben vengano tutti gli aiuti e le collaborazioni, pratiche o teoriche…con la premessa che non è un progetto “speculativo” bensì sociale.

    Ringrazio tutti anticipatamente.

    10 februari

    Scarabocchio - 3 parte

    I pigmei vanno in giro per la casa scatenati, sudati, mai con gli abiti a posto… La cena non e’ mai nemmeno lei al suo posto, anzi, o forse sì, poiché, di solito, non esce da sola dal frigorifero (sempre incontinente)…, e lei…, lei? Lei picchia sui tasti della macchina da scrivere. Sta scrivendo racconti! 

    Io, come avrete capito, poiché i pargoli sono arrivati senza il loro cestino di sostentamento, ho dovuto rinunciare all’università e passare dal part-time al tempo pieno…, un bel lavoro…, sicuro e tranquillo, un po’ ripetitivo( ma non si può avere tutto dalla vita), in un ufficio di recupero crediti, a contatto con un “capo” isterico che, perlomeno, ogni giorno studia il modo per animare le altrimenti, noiose giornate con delle performances assurde.

    Lei invece e’ riuscita a laurearsi. Tutta fortuna, dice lei. E a fare la scrittrice sostiene.

    Scrittrice! Pfuih! Scrive racconti per una rivista… e siccome hanno raccolto il consenso di qualche donnetta annoiata o in preda a raptus sentimentalisti, le hanno affidato anche la rubrica della posta…

    E il bello e’ che riceve un sacco di lettere di ammiratrici. E lei le legge tutte e risponde a tutte! Si commuove persino davanti ai dolori sentimentali, ai problemi di famiglia che queste hanno…, e loro, non contente delle risposte sul giornale (e lei non contenta di non sapere come vanno le cose dopo le sue risposte) finiscono col mandare altre lettere a casa!

    E così non ha tempo per la cena!

    Anche questa sera, arrivato a casa, sono stato investito da un piccolo essere vestito da pellerossa, che a malapena, correndo come un matto dice: “Ciao pa’….”

    E’ Luca il più piccolo, l’ultimo arrivato, due anni… Noto che e’ tutto bagnato.

    Seguendo il ticchettio della macchina da scrivere arrivo alla postazione di lavoro di Scarabocchio.

    “Ciao, sono qua.” le dico.

    “Ciao, ti vedo” risponde.

    “Scusa se interrompo il tuo importante lavoro, ma vorrei un’informazione: cosa ci fa il figlio numero tre tutto bagnato?”

    “Oh… “, risponde placida “è caduto nella vasca.”

    “Cosaaa? e… come?” domando.

    Maurizio, che e’ arrivato di corsa dà delucidazioni in merito: “Uh, che ridere papà…, se ci fossi stato anche tu…, Luca ha messo la barchetta che gli hai regalato in acqua, voleva giocarci

    Poi e’ arrivato Marco e si son messi a spingerla insieme.., poi però si è spinto troppo e pluf…, c’è cascato dentro…, poi allora è arrivata la mamma e ha cercato di tirarlo fuori…, ma Luca che non voleva mollare la barca…, ha fatto perdere l’equilibrio…”.  ....LumacaLumacaLumaca

    18 januari

    Clan del Neurone Unico

    TEST: SEI O NO MONO-NEURONALE?

    1. Ti capita mai di sentire nella tua testa l’eco del tuo unico neurone che dice “Cennessunoooo???” Ti sei mai sentito un po’ solo, a causa di questo?

    2. Ti è mai capitato, quando chatti o quando posti, di scrivere degli strafalcioni da competizione, come se si annodassero le dita, e di ridere a crepapelle?

    3. Hai mai avuto voglia di sfogare la tua vena mono-neuronale in un mondo che non ne sospetta nemmeno l’esistenza?

    4. Hai la precisa sensazione che, da qualche parte su questa Terra, qualcun’altro sia mono-neuronico!?!?

     

    se hai risposto SI’ ad almeno una delle domande, se sei MonoNeurale e magari il tuo neurone s’è dato per disperso, allora SEI APPRODATO NEL POSTO GIUSTO: iscriviti!

     

     

    http://neuroneunico.blogattivo.com/

     

     

    16 januari

    Scarabocchio - Parte 2

    “Ehi!” le ho gridato dietro seguendola, e lei, girandosi e mettendomi a fuoco dietro quei fondi di bottiglia, con espressione stupita chiede: “Dici a me?”

    “Certo! Mi hai investito in pieno, avrei diritto se non a un risarcimento, almeno a delle scuse!”

    “Ti ho investito? Scusa… Ma adesso vado di corsa, non ti ho visto!”

    Non mi aveva visto! NON MI AVEVA VISTO!

    E quando chiusi la bocca riprendendomi dallo stupore, lei non c’era più…, svanita, volatizzata nell’aria!

    Non mi aveva visto! Ma chi era costei?

    Impiegai la settima successiva a cercare di rintracciarla, e quando finalmente la vidi, sempre di corsa e sempre piena di libri e fogli e foglietti. Impiegai tutto il mese dopo a farle la posta…

    Non era mai nel posto dove ci si aspettasse che fosse.

    Il mio orgoglio e la mia curiosità alla fine vennero premiati.

    Premiati? Ora che ci ripenso travolti, fino a farmi perdere la lucidità.

    Per farla breve mi ritrovai con una bella fede al dito.

    Furono anni anche divertenti, tranne il fatto che studiare non era la sola su occupazione in cui dovevo concentrarmi, c’era anche il lavoro part-time che orgogliosamente portavo avanti, poiché Sabrina, che sognava di fare la scrittrice, aveva trovato il modo di sbarcare il lunario dando lezioni e tenendo supplenze.

    Dove trovasse tutta quell’energia non lo so, ma certo mi metteva in un disagio competitivo, inoltre i soldi non bastavano mai, sembrava che all’improvviso avessero messo le ali…

    Poi una sera, rientrando a casa, la trovai che mi attendeva, con aria dannatamente raggiante, raggomitolata sul sofà di colore indefinito che avevamo potuto permetterci… di seconda (o forse terza?) mano…, quello nuovo era al secondo posto nella lista dei sogni potenzialmente realizzabili nel prossimo futuro, al primo posto c’era il frigorifero…, bello spazioso, che facesse il suo dovere, ossia sapesse fare dei veri cubetti di ghiaccio e non fosse incontinente lasciando scivolare in giro l’acqua come quello attuale.

    Si tolse gli occhiali e guardandomi negli occhi, accentuando quello sguardo sognante che solo le persone miopi magicamente possiedono, mi annunciò che la famiglia avrebbe ereditato un bel pargoletto.

    Trasformai la smorfia del colpo allo stomaco ricevuto in un sorriso commosso, in fondo lo era, perché ogni volta che si toglieva gli occhiali a me venivano sempre le ginocchia molli molli… era un gesto impudico che mostrava i suoi occhi così indifesi, languidi e… magici, ed io ogni volta mi sentivo invaso dall’euforia…

    “Vuoi dire che stiamo aspettando un figlio?”, cretino! Cos’è un pargolo? Non certamente un assegno! “Adesso? Ma forse non ce lo possiamo ancora permettere…, stiamo ancora pagando le rate della macchina…”, azzardai sentendomi pure un verme.

    “Non ti preoccupare…, non lo sai che ogni bambino che nasce, viene al mondo con il suo cestino?” mi disse sorridendo, guardandomi, la vigliacca, coi suoi occhi così spudoratamente nudi…

    Be’, io di cestini non ne ho mai visti. Ma pannolini, biberon, giocattoli vari…sì, e lo spazio che si restringeva sempre più, anche perché, adesso di  pargoli ne ho la casa piena: tre esattamente.

    E devo dire anche le tasche piene, anzi, stasera strasbordanti!

    E’  mai possibile che un uomo che lavora tutto il santo giorno, arrivando a casa, stanco e sfinito, debba essere investito tutte le sere da una folla di piccoli pigmei urlanti e rischi di rompersi l’osso del collo inciampando in una serie di oggetti seminati per la casa come in un percorso ad ostacoli?

    “Quante storie per qualche giocattolo dimenticato in giro” dice lei.

    “No! Non e’ qualche giocattolo, e’ una gimkana, e’ un attentato a un padre di famiglia…

    Entrare in questa casa senza l’assicurazione sulla vita e’ da incoscienti!” sostengo io, ma a me nessuno m’ascolta mai.

    E’ come parlare al vento!    LumacaLumacaLumaca segue

    15 januari

    Scarabocchio - 1 Parte

    Anche questo racconto è stato scritto (e dedicato) a mia figlia Sara quan'era adolescente.
    L'ho già pubblicato sul mio forum, per cui qualcuno lo conosce già, ma ultimamente non ho prodotto molto, per cui vivo un po' di rendita. Sorriso
    Chi leggesse (si mai interessato) ed avesse fretta di conoscere la conclusione, la trova in Forum.
    Chi ha invece pazienza... torni a visitarmi qui. Sorriso
     
     
    Scarabocchio - 1 Parte
     
     

    Credo che capitino a tutti, momenti di estrema lucidità con se’ stessi; momenti in cui uno si vede nella cruda realtà, dove non gli riesce di trovare né alibi, né scusanti, per quanto gli dispiaccia, ma non può far altro che vedersi per quello che è…

    Io mi trovavo in uno di quegli spiacevoli attimi (e speravo ardentemente, che passasse alla svelta) in cui, appollaiato - come un pappagallo sul suo trespolo - sullo sgabellone del bar, stringendo il bicchiere di martini ghiacciato in mano, nonostante cercassi  di adattare la mia espressione in atteggiamento disinvolto e indifferente (quando in realtà mi sentivo un cretino) mentre mi davo del cretino con tutte le mie forze.

    Nel mio profondo essere, tutti i sentimenti avevano optato per una rivolta e si scazzottavano con notevole impegno fra loro, per cui, a ondate, mi sentivo di volta in volta, colpevole, frustrato, innocente, inorgoglito, felice e depresso, impotente e ardito, arrabbiato e rassegnato… Nell’attesa che questi si mettessero d’accordo, sorseggiavo il mio martini tenendo d’occhio la bionda Fiorella, che, facendo tintinnare la cassa, con mosse indolenti e aggraziate, continuava il suo lavoro sorridendo e sbattendo le lunghe ciglia sugli occhioni azzurri, mentre distribuiva  scontrini ai clienti del bar, ritirava i soldi, dava i resti e…mi lanciava con la coda dell’occhio sbirciatine curiose…

    D’altra parte, mi pareva più che normale aver suscitato tutto il suo interesse. Ero o non ero l’Adone alto e atletico, con il naso greco che faceva stragi di cuori femminili, che ai tempi dell’università, incontrava sul suo percorso?

    Va bene.. , va bene… erano passati nove…diec…bè insomma qualche anno da allora, ma questo non era un problema, anzi, sono pienamente consapevole che il tempo, anziché diminuire il mio fascino, l’aveva arricchito attraverso l’immagine dell’esperienza e di una maggiore disinvoltura.

    La prova è che sono qui, e la bionda  e giovane Fiorella, è rimasta colpita fin dalla prima sera che ho messo il piede nel suo bar, e questa sera sono qui, perché sono uscito furente sbattendo la porta di casa dopo l’ennesima lite con Scarabocchio….

    Un attimo! Con ordine.

    Scarabocchio sarebbe mia moglie; in realtà si chiamerebbe Sabrina, ma è da tanto che non la chiamo più così.

    Uno che sente il nome Sabrina è portato a pensare ad una favolosa bionda con lungi e serici capelli sciolti sulle spalle su un corpo agile e flessuoso e con una bella voce melodiosa…invece no, devo disilludere subito, perché amo essere sincero.

    Questo nome appartiene ad un cosino che non supera il metro e sessanta, che si porta a spasso un mucchietto di ossa e spigoli, con una testa di capelli neri che più neri non si può, con gli occhiali spessi e che non ha mai niente di a posto, salvo un baffo d’inchiostro sul mento o sul naso o sulle mani, grandi come ragnetti…

    Io, che avevo tutte le donne che volevo, che il mio pensiero principale era quello di non ingarbugliare assieme gli appuntamenti..., a me, che bastava allungare la mano e raccogliere da terra i frutti caduti alla vista del mio fascino…, al sottoscritto, invidiato dai compagni, ma anche corteggiato da loro che mi stavano intorno con la speranza di raccogliere le mie briciole…, sono andato a incappare, anzi, mi son fatto investire da questo scarabocchio vagante che, spuntando da dietro l’aula del corridoio dell’università… e dopo avermi investito, con tutti i suoi spigoli e, avermi fatto sparpagliare per terra tutti i libri e i carteggi che tenevo in mano…, si allontanava sempre di corsa, senza uno sguardo e senza degnarmi d’una scusa!

    Come fosse andata a sbattere contro un palo della luce o una porta!

    A me! Grande conquistatore, adone dal naso greco! ... LumacaLumacaLumaca

    28 december

    L'abbandono del cuore (Fine)

    Franco, ricordami solo con tenerezza, dai una mamma ai nostri bambini, ne hanno bisogno, Camilla è troppo vecchia ormai. Fra poco mi raggiungerà, e per loro sarebbe un altro abbandono. Non è giusto…, e anche tu, devi continuare a sperare, a vivere!

    Camilla ha sempre ragione. Giordana è una brava ragazza.

    Riprenderò il mio cuore. Non piangere! Sarai liberato.

     

    Adesso sono qui, fra le mie voci.

    Nella quiete e nel silenzio, ogni tanto posso sentire le voci miei figli e di Franco e Giordana.

    E’ tornata la serenità. Li sento ridere, qualche volta parlano di me ed io provo tenerezza e serenità…, questi sono gli unici sentimenti che possiamo provare…

    La mia musichetta è diventata armoniosa, e lo spazio infinito è l’unica dimensione di cui mi sento di far parte.

    La luce è calore, l’aria il mio corpo, la mia energia si integra all’universo.

    Le cose accadono, eccome!, ed io faccio parte di questo accadere…

    Ma…, chi è che si sposta così irrequietamente?

    Chi sbuffa e brontola?

    “Insomma, tutta questa luce…, ma guarda se dovevo capitare in un posto così…, ma io il paradiso lo pensavo diverso…, sì va bè…, ci sono tante voci ammodo…, ma qui… non succede mai niente!”.

    Non è molto soave questa voce…

    Non ha volto, non ha sesso… ma credo proprio di sapere a chi appartiene!

    Camilla!!

    Non posso chiamarla. Non ha più nome, ma forse riesco a farmi riconoscere ugualmente…

    Se mi avvicino e le dico di ascoltare quelle voci che vengono da una certa casa sul lago….

     

     

    R.M. – Settem. 1983

    27 december

    L'abbandono del cuore - 8

    Vado a dare un’occhiata in cucina. Camilla è ancora alle prese coi piatti.

    Siamo indietro coi lavori vero?

    “… non si riescono più a tenere quei due. Dio che figuracce! E la signorina Giordana…, poverina, quanta pazienza deve avere!“.

    Oh! Insomma! Tu e la tua Giordana!

    Missione fallita! Kaput! Finito!

    Ma… chi piange in giardino? Vado a controllare.

    Luca! Piccolo mio…, non fare così! Perché piangi? Perché?

    “Non è la mia mamma! Non la voglio! La mia mamma era più bella…, sapeva raccontare le favole…, mi voleva bene! Io voglio la mia mamma… Mamma, dove sei? Perché non torni? Il papà mi ha detto che ci guardi, e che non vuoi che facciamo mai qualcosa di male…, allora perché non vieni e mandi via questa Giordana?”.

    I singhiozzi sono sconquassanti… il respiro corto…, le lacrime scendono copiose…

    Bambino mio, il tuo papà ha detto la verità! Sono qui, e non lascerò che Giordana ti faccia soffrire…, te lo prometto… Non piangere! Per favore…, Luca mi senti?… guarda Luca, guarda che bella farfalla sta passando…, guarda questa coccinella rossa… guarda, si è posata sulla tua mano, hai una nuova amica, non mandarla via…

    Luca vede la coccinella, la guarda camminare sulla sua manina…, si distrae e smette di piangere, tira su col naso, pensieroso… ma, timidamente, un sorriso spunta negli occhi ancora bagnati di lacrime…

    “Mamma, mamma… perché lasci che Giordana porti via il mio papà?”, questa è la voce di Martina.

    Volo nella sua stanza. E’ buttata sul letto e anche lei piange a dirotto.

    No, Martina, non te lo porterà via, su, su, sei grande…, non devi fare così…, pensa a Luca…

    Su…, per favore cara, non piangere…, il tuo dolore si riversa in me… ed io non posso piangere!

    Povera piccola grande donna. Ti si chiede di essere grande e forte, il tuo papà soffre come te…

    Senti questo venticello? Viene dal lago.

    Adesso l’acqua comincerà a incresparsi…, sai che diventa magica…

    Non stare qui, scendi, vai da Luca. Andate a giocare con l’acqua tiepida.

    Pensa alla magia della sera…, guarda le foglie che si rispecchiano e si frantumano nelle piccole onde… vai…, vai su!

    Forse mi ha sentita. Sempre sospirando si alza, si avvicina alla finestra e psserva suo fratello nel prato…, quindi decide di scendere da lui.

    Esco volando dalla finestra, faccio il giro della casa per rientrare dal retro dalla finestra della grande cucina…

    Franco è appoggiato ad un albero, solo…

    Negli occhi vedo una grande tristezza.

    Sento la sua disperazione!

    Come vorrei farla tutta mia e sollevarlo da questo stato! Come vorrei vederlo sorridere!

    Franco… Franco…, mi senti? Cosa posso fare? Come posso aiutarti?

    “Marta?! Dove sei?”, m’invoca, mentre anche a lui scendono le lacrime, “Marta…, non ce la faccio più! Non so come fare coi bambini! Ti cercano sempre…, chiedono di te…, cosa posso fare? Marta… mi manchi! Le nostre vite sono distrutte… Perché non ci aiuti?”.

    Ora è disperato…, sento in me la nostalgia, sento il dolore dell’abbandono, la tristezza infinita del suo cuore…

    Oh Dio! Io non volevo tanto dolore! Io non voglio questi ricordi così disperati!

    Io non voglio essere dimenticata! Ma nemmeno ricordata così, con questa disperazione.

    Il dolore al posto del cuore diventa insopportabile. Ora ho in me tutta la loro angoscia…

    Dio! Cosa posso fare per aiutarli?

    Le voci mi hanno fatta venire qui…, forse non è un caso proprio oggi…

    Loro sapevano che avrei toccato la disperazione, la mia e quella delle persone che amo di più.

    La nebbiolina che mi aveva avvolta mentre stavo sull’albero mi avvolge anche adesso, è vero! Sono le mie lacrime…, sto piangendo!… e questo mi arreca un po’ di sollievo.

    Ma non è questo che mi può aiutare..

    Le voci hanno detto che il mio cuore era rimasto qui.

    Avevano ragione. E’ in questa casa, e io lo devo riprendere. Solo così tutti voi potrete ricordarmi senza dolore; solo così potrete ricostruire le vostre vite.

    Devo liberare voi…, e anche me stessa.  SnailSnailSnail Segue

    18 december

    L'abbandono del cuore - (7)

    Mi sistemo sulla credenza. Credo che ci sarà spettacolo per tutto il giorno.

    Infatti, Luca sembra un po’ un’impedito, rovescia l’acqua un paio di volte, una sulla gonna di Giordana, nel tagliare l’arrosto, ne fa finire un pezzetto, sulla sua camicetta di seta, schizza il sugo da tutte la parti.

    Martina si lascia sfuggire di mano il cestino del pane, che finisce, senza eccezione di un piccolo pezzetto, rovinosamente per terra.

    Al momento della torta, Franco è al colmo del nervosismo.

    Giordana non sa più cosa fare dal disagio e, Camilla, agitatissima, è all’apice della disperazione.

    Bel pranzetto! Non c’è che dire.

    “Forse è meglio se usciamo in giardino…, magari facciamo quattro passi al lago… “, suggerisce. Giordana per rompere l’imbarazzo.

    Detto, fatto!

    Luca e Martina si fiondano fuori, seguiti da Franco e Giordana imbarazzati.

    Giordana si ferma: “Oh guarda Luca! “ cerca la sua attenzione “Forse qui ci abita una talpa.” gli dice indicando un buco nel terreno.

    “No, l’ha fatta una biscia”, dice lui secco.

    “Oh, bè…, sai, io non sono molto esperta… “.

    “Già. Tu abiti in città. Ma qui ci sono bisce, vermi, topi e anche i pipistrellii di notte. E’ davvero bellissimo”, replica godendo come un matto.

    “C’è la barca…, cosa ne dici se andiamo a fare un bel giro nel lago?”, chiede, sempre più smorzatamente, Giordana.

    Martina fa spallucce e dichiara di voler rientrare. Gira le spalle e se ne va.

    Luca chiede: “Sai remare?”.

    “No, ma se qualcuno me lo insegna, forse, potrei imparare.”.

    “Mica s’impara così sai? La mia mamma sapeva remare. Giuseppe diceva che non era male per una donna.”.

    “Lo so…, ma forse, Giuseppe, potrebbe insegnarlo anche  a me?”.

    “La mia mamma mica ha imparato da Giuseppe…, e poi sapeva fare tante altre cose: scavare le buche con me,  sapeva trovare i funghi e le lumache,  sapeva giocare e raccontare favole. Sapeva anche salire sugli alberi… “ , e qui, gli s’incrina un po’ la voce.

    Giordana tenta di salire sulla barca, ma ha una gonna stretta, perde l’equilibrio e finisce in acqua.

    Fine della passeggiata!

    Forse anche della visita. “spero”!

    Mi sto quasi divertendo.

    Mi fa un po’ pena Giordana, devo ammetterlo.

    In poche ore è riuscita a farsi rovinare – e a completare l’opra da sola – il suo bel completino di seta, senza concludere niente coi bambini.

    Franco è sempre più a disagio. Lei cerca sempre con lo sguardo il suo aiuto, ma lui sfugge, non sa dove guardare…

    Te ne stai accorgendo Franco che questa qui proprio non ci entra? Sarà maestra, ma coi nostri bambini proprio non ci sa fare! Come pensi che se la possa cavare come madre?
    Rientrano tutti in casa. Camilla tenta di ripulire il vestito.

    Giordana, amareggiata, con la vestaglia di Camilla addosso, si accoccola su una poltrona.

    “Io vado fuori a cattare i fiori”, dice ad un certo punto Luca.

    Giordana si rianima, allunga una mano frenando la sua corsa: “Non si dice cattare, si dice “cogliere”… “, e tenta un sorriso.

    Luca la guarda molto serio; “Bè…”, dice dopo un attimo di riflessione “ facciamo così: tu li cogli, io li catto!”, e corre fuori.

    Giordana guarda Franco veramente avvilita. Lui evita il suo sguardo.

    Questa volta cara mia, te lo sei giocato! Hai voluto fare la maestra?

     

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    17 december

    L'abbandono del cuore- seguito

    Parcheggia sotto l’albero, scende, chiude la portiera e si gira guardando fra le foglie…

    Non è un gesto d’abitudine.

    Ho visto i tuoi occhi Franco…, c’è ancora il dolore!

    Si scuote, fa il giro della macchina, apre l’altra portiera e…, aiuta, una giovane e bella donna a scendere.

    L’ho già vista!  Nel sogno di Martina!

    Camilla esce. Va loro incontro asciugandosi le mani nel grembiule.

    Anche i bambini l’hanno sentito, arrivano correndo, lo abbracciano, poi…, si bloccano, hanno scorto la donna…

    Svogliatamente le danno la mano…, poi, insieme,  girano le spalle e corrono in casa.

    Io volo dietro loro.

    Sì, è bellina, non c’è che dire…, giovane, un faccino pulito, senza trucco. Avrà sì e no ventidue, ventitré anni.

    Ha lo sguardo timido. Sta sempre vicina a Franco e quando parla lo guarda spesso, come a chiedere il suo consenso.

    Se non sapessi quali sono le sue mire, quasi mi piacerebbe!

    Ma no, ma no…, lei vuole prendersi la mia famiglia! Franco non mi ha dimenticata. L’ho letto nel suo sguardo!

    Come può, una donna, innamorarsi di un uomo che è ancora innamorato di sua moglie? Con che cuore può chiedergli di dimenticare il suo passato e i suoi affetti?

    Camilla hai fatto le cose alla grande oggi! Accipicchia! Lasagne, arrosto, un sacco di verdure dell’orto… perfino la torta di mele!

    Eh, certo, è festa oggi! … si pianificano i progetti, si lavorano le trame…

    Camilla, non ci riuscirai, te lo dico io!

    “Ti sei lavato le mani Luca?”, chiede Camilla.

    “Non sono mica sporche…, non sono andato a giocare sul lago. “, risponde.

    “Ma te le devi lavare lo stesso…, vuoi far vedere alla signorina Giordana che sei un barboncino?”.

    Luca sparisce brontolando, ritorna di lì a poco, ha una scatola in mano, l’appoggia sul tavolo, vicino al suo tovagliolo.

    “Cos’hai lì Luca?”, chiede Giordana, gentilmente.

    “Un amico…”, risponde.

    “E lo tieni in una scatola?”, insiste Giordana.

    “No, è la sua casa.”.

    “Non me lo vuoi far conoscere?”. Insistente la ragazzina! E guarda Franco, che sorride, e l’incoraggia con un piccolo cenno del capo a proseguire.

    “A te non piacerebbe!”, risponde Luca seccato.

    “Come fai a dirlo? Sono sicura che diventerei anch’io sua amica…, vuoi che provi a indovinare cos’è? Vediamo…, vediamo…, una cavalletta!”. E sorride.

    “No.”, laconico Luca prende il suo tovagliolo.

    “Va bene…, allora, facciamo così,  io chiudo gli occhi e tu apri la scatola, e mi dici quando li posso riaprire… Ecco, io non vedo… non guardo davvero sai!?”.

    A Luca brillano gli occhi,  preso da un’idea improvvisa…

    “Dammi la mano” dice sorridendo.

    Giordana allunga la mano sulla tovaglia. Luca prende la scatola, estrae il suo amico e glielo mette nella mano.

    Giordana ha uno scatto, apre gli occhi e lancia uno strillo.

    “Quante storie per un lombrico! Te lo avevo detto che non ti sarebbe piaciuto! “, brontola Luca riponendo l’amico nella sua casetta.

    “Luca!” , grida Franco, “Ma cosa ti salta in mente di fare questi scherzi!”.

    “… ma me lo ha chiesto lei…, io glielo avevo detto…, lei vuol conoscere i miei amici…, insisteva…, ma papà, ha insistito…!” e gli scendono due lacrimoni.

    Franco, non è il caso di fare un dramma! Non capisci che i bambini sono provocatori perché si sentono minacciati? Non essere severo, e poi a te, chi te l’ha fatto fare di portare qui questa tizia?

     

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    08 december

    L'abbandono del cuore (5)

    Ricordo quel giorno.

    Era sabato, pomeriggio, Franco sarebbe arrivato di lì a poco…, avevo giocato coi bambini sul prato, avevo aiutato Camilla a scegliere le verdure nell’orto e poi a cucinare la cena… I bambini si erano messi a giocare con le piccole onde crespate del lago, chiacchierando fitto fitto fra loro, e io… pensavo al momento in cui Franco sarebbe arrivato.

    Da lassù, sul ramo, l’avrei visto arrivare sul suo maggiolino tutto sbuffante e scassato.

    Avrebbe parcheggiato vicino all’albero e sarebbe sceso proprio dalla parte dove stavo rannicchiata.

    Appena chiusa la portiera, io mi sarei gettata giù, come facevo spesso…, e lui sarebbe stato pronto ad accogliermi.

    Guardavo la strada, in attesa di veder spuntare la macchina. Tendevo l’orecchio ad ogni rumore.

    Sentivo le voci tranquille dei bambini, i rumori che venivano dalla cucina, il quieto sciabordio dell’acqua e il suo profumo…

    Camilla era uscita dalla cucina per gettare via qualcosa, aveva guardato dalla mia parte, sapendo di trovarmi sul ramo, aveva gesticolato con le mani…

    Lei disapprovava sempre che io mi arrampicassi alla mia età sugli alberi, ma io avevo riso ai suoi gesti e di rimando, avevo aperto le mani come per dire “pazienza Camilla, se sono matta… cosa ci posso fare?”; in quel momento avevo sentito il rumore di un motore e l’avevo riconosciuto, mi ero girata di scatto, il ramo – forse aveva ragione Camilla nel dire che era marcio – si era prima mosso scricchiolando…, poi… sentii l’urlo di Camilla…, una macchina che frenava bruscamente e poi…,
    le voci soavi e la luce dorata…

    Camilla adesso è uscita per vedere se sta arrivando la macchina di Franco.

    Guarda verso la pianta dove sono di vedetta anch’io.

    “E tu… “, e mostra i pugni chiusi all’albero “… prima o poi ti faccio segare via… ti faccio! Sei tu che mi hai portato via la mia bambina! Franco deve ascoltarmi! Sei pericoloso! Deve eliminarti prima o poi!”.

    Camilla! Oh, Camilla!

    Adesso sono qui che ho ancora voglia di piangere, ma non ho occhi per poterlo fare!

    “… ah, se non ci fosse stata quella maledetta barca proprio lì sotto! Forse si sarebbe solo rotta una gamba, invece no, giù di colpo con la testa…, e paf… Via! Via in una frazione di secondo…, neanche il tempo di fiatare…”.

    Camilla? … stai piangendo!

    “… e io, tutti i giorni qui, a dover sopportare la vista e a dover ricordare… Testona, te lo dicevo che i rami erano morti…, che non dovevi salirci…, alla tua età dovevi comportarti da signora come si deve!… non fare la sbarazzina…, ma già! A te non t’ha mai potuto insegnare niente nessuno! Però non era giusto..., portarti via così..., all'improvviso... Tu che avevi così tanta voglia di vivere...".

    Camilla! … non fare così! Il tuo dolore è insopportabile! E… io, tu non lo sai, non posso piangere!

    Rientra in casa asciugandosi gli occhi col grembiule, e io resto qui, fra le foglie, e sento nell’aria mille goccioline, come fosse vapore… Sono io che piango?

    Una macchina sta avvicinandosi.

    Non è il vecchio maggiolino…, è nuova, grigia, luccicante…

    Entra nel cortile.

    E’ Franco, è lui!

    Vorrei gridare, ma non mi sentirebbe…

    Parcheggia sotto l’albero, scende, chiude la portiera e si gira guardando fra le foglie…

    Non è un gesto d’abitudine.

     

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    07 december

    L'abbandono del cuore (4)

    Chissà se anche Martina riesce a sentirmi!

    Ma che viso imbronciato! Ci siamo proprio alzate male questa mattina eh signorina?

    Ti sei già lavata? Cosa indosserai oggi?

    Uhh…, quanti abiti nuovi! Li hai scelti tu? Complimenti! Devo dire che hai buon gusto.

    Bè?! Arriva papà e ti metti i jeans? Ma sì…, hai ragione, perché no!

    Anch’io adoravo i jeans sai? A Camilla non piacevano.

    Con tutte le sue manie per le ragazze “per bene”…, brontolava sempre. Diceva che una signorina “ammodo” non doveva mettersi quei pantalonacci!

    “Sì, sì Camilla, sono pronta…, vengo, vengo…!”.

    Non rispondere così seccata, dai…, via quel broncio e scendiamo in cucina.

    Uhm…, qui pare tutto rimasto tale e quale…, no, ci sono un sacco di aggeggi elettrici…

    Camilla ti sei convertita al “progresso”?

    “Accidenti a questo spremicoso…, non lo so proprio usare!”.

    Mi pareva!

    “Lascia Camilla, faccio io.”.

    “Ecco brava…, fai tu che sei giovane e ci sai fare con queste carabattole…, ma cosa gli è venuto in mente a tuo padre di mettercele in casa! ”è per farti lavorare meno…, per non stancarti troppo” dice lui! Non vuol capire che a me, mi ci vorrebbero dieci anni di meno, altro che marchingegni del genere!… dieci anni di meno e vi farei vedere…”.

    Ah, è stato Franco a volerli! E tu sei un’ingrata! Hai sempre da ridire…, d’altra parte, da che ti conosco non ti è mai andato bene niente nemmeno quando c’ero io…

    Sono sempre più convita che lassù, da dove vengo io, ti troveresti davvero a tuo agio. Troveresti molto “ammodo” le voci!

    “Oggi dovete fare i bravi…, viene anche la signorina…”.

    “Cooosa?!”, unisono di Luca e Martina.

    “Anche Giordana viene col papà?”, chiede stizzita Martina.

    Giordana. Ma che nome! Ma come puoi credere che a Franco possa piacere una signorina per bene, per giunta maestra e che si porta dietro un nome simile!?!

    Siamo proprio rimbambite vecchia mia!

    Dal coro dei miei figli deduco l’ ”entusiasmo”!

    “Mbè?!? Non cominciate a mugugnare voi! Papà ha detto che viene con Giordana e siete pregati di accoglierla come si deve…,  non come l’altra volta!”.

    E’ già venuta qui? E che cosa hanno combinato i rampolli?

    Forse che Luca le ha infilato una lucertola in tasca? Sarebbe tipico… E Martina? L’ha snobbata per tutto il tempo che si è fermata qui, ne sono certa!

    Camilla! Non hai diritto di sgridarli!

    Guarda che chi non capisce niente sei tu!

    “Io non la sopporto!”. Bravo Luca! Ca-te-go-ri-co!

    “A me non piace!… si vede che vuole accaparrarsi papà!”. Brava Martina. Decisa!

    “Non dite sciocchezze! Certo vuol bene a vostro  padre…, ma se non accettasse voi…, chi glielo farebbe fare a lei di stare con un uomo che ha la responsabilità di due figli da crescere? Mah… siete ancora troppo piccoli per capire!”.

    Inutile che li intorti, non ci cascanoooo!!!

    “No, lei vuole papà e a noi ci prende perché ci siamo…”. Martina…, non sei affatto stupida!

    “… e io lo so, l’ho letto anche su un libro che mi hanno regalato a Natale…, ci sono le matrigne…, e quelle sono sempre cattive… “.

    Hai ragione Luca, sarebbe una matrigna.!

    “Cattivi siete voi a pensare queste cose! Quel libro racconta favole…, e non si deve tenerne conto…, e voi, invece, dovreste lasciarle il tempo di farsi conoscere…, e anche di farvi conoscere…”.

    Camilla non funziona!

    “Ci siamo già conosciuti. E’ venuta qui una volta!”.

    Oh! Luca, Luca!

    “Ho deciso… a noi non ci sta simpatica…, cosa ci ritorna a fare?”.

    Luca… sei uno spasso!

    “Bè…, basta. Oggi viene, anche se state a discutere fino a stasera… Piuttosto, aiutatemi a mettere in ordine la casa. Mi fa male la gamba e mi sento molto stanca…, da sola non ce la faccio. Dovete darmi una mano, non voglio che vostro padre pensi che in questa casa abitino di ragazzini lazzaroni.”.

    “Uffah, ma chi se ne frega! Io poi devo andare a pescare con Giuseppe!”.

    “Martina! Una signorina non se ne va in giro a pescare quando stanno per arrivare degli ospiti! Si mette al lavoro, impara a tenere in ordine la casa…, basta…, fila a mettere ordine nella tua stanza…, e quando hai finito, togliti quei pantalonacci e mettiti un vestito!”.

    “Sono jeans…”.

    Bravo Luca! Sostieni tua sorella!

    “E tu non contraddirmi! Fila in camera tua a raccogliere tutti i giocattoli che sono in giro…, lo sai che non riesco a chinarmi…. oggi poi!”.

    “Sì, sì…, sei troppo vecchia…, eccetera… eccetera…”.

    “Non prendetemi in giro…, via…, via, sciò… di corsa!”.

    Che gendarme sei diventata!

    “Questa è l’impronta che gli hai dato tu! Non saremmo arrivati a questo punto! Andare a pescare! Si è mai sentito che una ragazzina scorazzi su e giù per il lago con un vecchio rimbambito come il Giuseppe?!”.

    Io lo facevo! Ed era bellissimo! E ti portavo a casa anche il pesce.

    E tu lo cucinavi eccome!

    “Eh sì, ti assomiglia, purtroppo… ,ma io sono…”.

    Vecchia!

    “… vecchia, sì, vecchia…, e non potrò starle dietro…, d’altra parte…, se ti assomiglia…, anche standoti dietro! Si sono visti i risultati!”.

    E a ridaje coi lacrimoni!

    Bè, senti, io vado a fare un giro sul lago. Non ti sopporto più.

    Aspetterò l’arrivo di Franco e della cara “signorina”…

    A quest’ora la luce è bellissima, il lago sembra una tovaglia azzurra perfettamente stirata.

    Intorno c’è il profumo dei fiori, dell’erba…, delle foglie…, è inebriante- Il sole è così caldo…

    Riesco a percepire tutte queste sensazioni, perché…, perché “io” sono aria, profumo, calore, luce… io sono tutto ciò e molto di più e molto di meno di questo…

    Il mio albero!

    Questo è l’albero su cui mi sono sempre appollaiata quando volevo isolarmi a pensare.

    E’ l’albero su cui mi arrampicavo per aspettare e spiare l’arrivo di Franco.

    E’ anche l’albero da cui…

     

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    06 december

    L'abbandono del cuore (3)

    Camilla! Lo sai che sono qua e ti vedo! Lo senti…, perché ti sei rivolta dalla mi parte e gesticoli verso di me?

    Lo so che mi senti…, e allora ti dico che non sono affatto d’accordo con le tue trame!

    “… sì, sì…, lo so che non sei d’accordo con me…, ma Franco senza una moglie non può andare avanti così…, ecco!”.

    Franco va avanti benissimo! Lui pensa ancora a me! Aspetta che lo riveda e poi…, poi vedrai! Vedrai!

    “… quella è una brava ragazza…, tranquilla, seria…, e vuole già bene ai bambini…, poi con loro ci sa fare…, è un maestra sai?”.

    Ahhh! Siamo già a questo punto dunque!?! Meno male che sono arrivata in tempo!

    Parli con me perché vorresti il mio consenso, per alleggerire il tuo senso di colpa…, perché lo sai che stai tradendomi….

    Tu…, tu…, tu che sei stata come una mamma  per me…, che mi ha cresciuta…, tu …, la mia tata! Lo sai che stai facendo una brutta cosa! Questo ti farà star male!

    Sì, sì, va bè, non è bello che un’anima – ma sono davvero un’anima? – si arrabbi o mediti vendetta…, ma insomma!, non posso neppure star qui a guardare che un’estranea, una che non c’entra niente con la mia famiglia mi sostituisca come mamma presso i miei figli! …, che mi porti via il marito e s’insedi nella MIA casa!!!

    Avevano ragione le “voci” nel dire che sono ancora troppo legata ai sentimenti terreni!

    Ma l’idea di questa sconosciuta che si prende i miei figli e cancella il mio passato e la mia esistenza…, proprio non riesco a digerirla!

    Camilla! Tu fai e disfi, ma Franco cosa ne pensa? Se ne accorgerà dei tuoi loschi traffici e ti darà il benservito!

    “… insomma, anche se non sei d’accordo – no, non lo sono, lo ribadisco! – perché ti conosco sai?… ti ho cresciuta io … – e meno male, chissà cosa saresti riuscita a escogitare se non mi avessi cresciuta tu! – sappi che la vita continua e deve essere così! Soprattutto per loro che sono piccoli e hanno il diritto ad avere una famiglia…, e poi perché sono vecchia…, e per me c’è n’è ancora per poco… Verrò presto a trovarti, cara mia…, lassù…”.

    E te lo meriti! Vieni, vieni…, anzi no…, vacci tu su da loro!

    E adesso? Cosa sono quelle lacrime che scivolano sulle guance? Di rimorso spero!

    Lo sai che stai facendo una cosa sporca!

    E’ inutile…, non mi commuovi sai? Sei pestifera!

    Verrai a trovarmi? Vai, vai…, io col fischio che mi muovo da qui! Devo difendere Franco e i miei figli!

    Cosa vuole questa “maestra”? Perché non va a cercarsi un uomo senza figli?

    Comodo eh?! Trovarsi con una famiglia già bell’è fatta! Con dei figli già cresciuti!

    Che si vada a fare la famiglia da qualche altra parte e lasci in pace quella degli altri!

    E poi! una signorina “ammodo”!… Di quelle che piacciono a te…, ma a Franco…, queste signorine non piacciono, e vedrai che fregatura…, nonostante i tuoi raggiri!

    Una maestra! Poh!

    Vai, vai in cucina a preparare le colazioni…, và che ti tengo dietro e ti tengo d’occhio!

    “Su…, su…, bambini sono quasi le sette…, dobbiamo prepararci! Oggi viene il papà, deve essere tutto pronto per il suo arrivo.”.

    Ah, arriva oggi? Bene … bene…

    Che giornata… sono davvero puntuale!

    Luca dai, su! Hai sentito Camilla?

    Sveglia piccolo e non essere così inverso! Svelto…, in bagno…, la colazione è quasi pronta.

    Luca! Il collo! Le orecchie! Si lavano tutti i giorni! Te l’ho sempre insegnato…, te lo sei scordato?

    Che tenerezza! Come vorrei abbracciarti…, così tenero e paffuto…, ma quanti anni hai ormai? Cinque? Sei?

    Lassù non esiste il tempo!

    Ehiehiehi!…, non fare il furbo! Si lavano anche i denti!

    Mi ha sentito! Mi ha sentito! Anche lui mi sente!

    E’ tornato indietro…, con una faccia schifata…, però se li è lavati!

     

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    05 december

    L'abbandono del cuore (2)

    Lui lavorava in città, e io non volevo che corresse pericoli andando avanti e indietro – la stanchezza, o l’inverno con il freddo e la nebbia – non volevo stargli lontana nemmeno un giorno, così mi ero trasferita con lui.

    Poi erano nati i bambini, i miei genitori erano morti, la casa in città era diventata troppo piccola, e la mia casa al lago troppo grande…, era curata da Camilla, la mia tata, ma lei invecchiava e da sola non ce l’avrebbe fatta.

    E io, ogni tanto, mi sentivo soffocare in città e mi cullavo nel pensiero  di come sarebbe stato bello per i nostri figli poter scorrazzare nella natura e avere un’infanzia libera e felice quale era stata la mia…, in quella grande casa sul lago.

    E Franco l’aveva capito, e aveva deciso per il nostro trasferimento.

    Ci eravamo accordati però che lui, qualora fosse stato troppo stanco o in caso di maltempo, che si sarebbe fermato a dormire in città.

    Ma era successo davvero molto raramente!

    Che impressione adesso quel letto vuoto! Franco, Franco, non devi trascurare i bambini!

    Dove sei? Quando torni a casa? Ho poco tempo!

    Dio, dammi la possibilità di rivederlo ancora! … ma… adesso, chi sta brontolando? Camilla!

    Camilla, dove sei?

    Volo all’angolo della casa, dove c’è la sua stanza. Dalla finestra vedo la sveglia sul comodino, segna le cinque.

    Tutto intorno infatti sta schiarendo.

    Non ti vedo Camilla, sei nel guardaroba?

    Camilla, che d’estate e d’inverno si alza al cantare del gallo, e tutto il giorno traffica, traffica per la casa…

    “Mannaggia a questa gamba…, ohi…, che male, oggi fa proprio male…, non si può pretendere però…, da una vecchia come me….”.

    Camilla! Chi pretende qualcosa da te?

    “… è troppo, davvero troppo…, la casa è grande sai?”

    Con chi parli?

    “… e poi quei due…, sono delle vere piccole pesti!”.

    Stai dicendo dei miei figli?

    Camilla! Ma…, ma tu stai parlando con me! Esci dal guardaroba, lasciati vedere!

    Ecco, brava…, ma…, allora mi senti!?

    Cara, cara vecchia tata, nemmeno tu ti sei scordata di me…

    “… eh già, facile dire “come la loro mamma”…!”.

    Come sei invecchiata! E adesso parli anche da sola. La gamba deve proprio farti male, te la stai trascinando…

    “… al massimo potrei essere una nonna, altroché mamma! Insomma, fino a quando riuscirò a badare a loro?”.

    Cosa ti prende? Deve essere sul serio la gamba a farti parlare così oggi. Ma dai, come la metti giù dura! Cosa vorresti fare, abbandonarli? E Franco dove lo metti? Cosa farebbe senza di te?

    “… eh! Franco, Franco…, sì anche lui…, non è giusto che quel pover’uomo vada avanti così…, così solo, con queste grandi responsabilità di questi due bambini così piccoli…”.

    Dove vuoi arrivare? Non è solo, ci sono loro…, e ci sei tu…

    “… no, no…, qui ci vuole una donna…, te lo dico io!”.

    Ahhhh! Ecco dove volevi andare a parare! Vecchia pestifera! Tu stai inzigando Franco a prender moglie!
    “… sì, ci vuole, lo ripeto! Così non si può andare avanti…, non vedi come sono conciata? Credi che con gli anni possa ringiovanire anziché invecchiare?”.

    Lui lavorava in città, e io non volevo che corresse pericoli andando avanti e indietro – la stanchezza, o l’inverno con il freddo e la nebbia – non volevo stargli lontana nemmeno un giorno, così mi ero trasferita con lui.

    Poi erano nati i bambini, i miei genitori erano morti, la casa in città era diventata troppo piccola, e la mia casa al lago troppo grande…, era curata da Camilla, la mia tata, ma lei invecchiava e da sola non ce l’avrebbe fatta.

    E io, ogni tanto, mi sentivo soffocare in città e mi cullavo nel pensiero  di come sarebbe stato bello per i nostri figli poter scorrazzare nella natura e avere un’infanzia libera e felice quale era stata la mia…, in quella grande casa sul lago.

    E Franco l’aveva capito, e aveva deciso per il nostro trasferimento.

    Ci eravamo accordati però che lui, qualora fosse stato troppo stanco o in caso di maltempo, che si sarebbe fermato a dormire in città.

    Ma era successo davvero molto raramente!

    Che impressione adesso quel letto vuoto! Franco, Franco, non devi trascurare i bambini!

    Dove sei? Quando torni a casa? Ho poco tempo!

    Dio, dammi la possibilità di rivederlo ancora! … ma… adesso, chi sta brontolando? Camilla!

    Camilla, dove sei?

    Volo all’angolo della casa, dove c’è la sua stanza. Dalla finestra vedo la sveglia sul comodino, segna le cinque.

    Tutto intorno infatti sta schiarendo.

    Non ti vedo Camilla, sei nel guardaroba?

    Camilla, che d’estate e d’inverno si alza al cantare del gallo, e tutto il giorno traffica, traffica per la casa…

    “Mannaggia a questa gamba…, ohi…, che male, oggi fa proprio male…, non si può pretendere però…, da una vecchia come me….”.

    Camilla! Chi pretende qualcosa da te?

    “… è troppo, davvero troppo…, la casa è grande sai?”

    Con chi parli?

    “… e poi quei due…, sono delle vere piccole pesti!”.

    Stai dicendo dei miei figli?

    Camilla! Ma…, ma tu stai parlando con me! Esci dal guardaroba, lasciati vedere!

    Ecco, brava…, ma…, allora mi senti!?

    Cara, cara vecchia tata, nemmeno tu ti sei scordata di me…

    “… eh già, facile dire “come la loro mamma”…!”.

    Come sei invecchiata! E adesso parli anche da sola. La gamba deve proprio farti male, te la stai trascinando…

    “… al massimo potrei essere una nonna, altroché mamma! Insomma, fino a quando riuscirò a badare a loro?”.

    Cosa ti prende? Deve essere sul serio la gamba a farti parlare così oggi. Ma dai, come la metti giù dura! Cosa vorresti fare, abbandonarli? E Franco dove lo metti? Cosa farebbe senza di te?

    “… eh! Franco, Franco…, sì anche lui…, non è giusto che quel pover’uomo vada avanti così…, così solo, con queste grandi responsabilità di questi due bambini così piccoli…”.

    Dove vuoi arrivare? Non è solo, ci sono loro…, e ci sei tu…

    “… no, no…, qui ci vuole una donna…, te lo dico io!”.

    Ahhhh! Ecco dove volevi andare a parare! Vecchia pestifera! Tu stai inzigando Franco a prender moglie!
    “… sì, ci vuole, lo ripeto! Così non si può andare avanti…, non vedi come sono conciata? Credi che con gli anni si possa ringiovanire anziché invecchiare?”.

     

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    04 december

    L'abbandono del cuore - 1)

    Poiché sono abbastanza presa ultimamente ho trascurato il Blog.

    Posto un racconto, già postato nel Forum... meglio di niente Animoticon

     

    Questo racconto è dedicato a mia figlia Sara.Cuore rosso

     

    L'abbandono del cuore.

     

     

    Uffa che noia!

    Non se ne può più di questo silenzio, di questo spazio senza fine, di questa quiete.

    Non si resiste a questo tepore costante, a questa perenne luce tenue e dorata.

    Mai un cambiamento, neppure piccolo piccolo per rompere questa monotonia.

    E ogni spostamento è accompagnato da una musica “celestiale”, che alla lunga dà anche sui nervi! Uffa che noia!

    “Non è bello che un’anima sia così irrequieta.”, dice una voce soave.

    “E non deve sbuffare in continuazione”, dice un’altra, sempre soavemente.

    Tutte le voci, qui, sono soavi, e fatte d’aria, come i corpi, come tutto quanto ci circonda. Qui non si distingue niente, i sessi non esistono, le stagioni non esistono, le cose non esistono…

    Non esiste niente: solo aria, luce e musichetta “celestiale”!

    “Ma io mi annoio” rispondo e riconosco nella mia voce una punta d’impazienza che la rende meno soave delle altre, per quanto ci abbia provato, non sono come loro!

    Loro hanno una grande pazienza, non mi rimproverano mai.

    Soavemente, ogni tanto, qualcuna cerca di farmi capire la situazione e mi consiglia come si deve comportare un’anima perfetta.

    “E’ che non hai ancora accettata la tua nuova dimensione”, riprende la voce.

    “Hai troppi ricordi, devi abbandonarli”, aggiunge un’altra.

    Immagino le loro espressioni: paffute e beate, sguardi limpidi e sorrisi dolcissimi…

    Ma la voce non ha volto!

    Nemmeno io ce l’ho.

    Ogni tanto sento una stilettata che fa male, nel punto in cui dovrebbe esserci il cuore. Ma non ho un corpo, per cui niente cuore…, ciò mi procura un certo disagio.

    “Non so come fare per scacciare i pensieri e i ricordi. Arrivano…, m’invadono…, e non so dove metterli!”, rispondo.

    I primi giorni – ma esistono qui i giorni? – questa situazione era divertente ed insolita, non saprei come definirla altrimenti…; il sentirmi così leggera mi dava una sensazione di libertà.

    Mi spostavo curiosa da un punto all’altro – sempre accompagnata da questa specie di musichetta “benedetta” – in questo spazio senza fine…

    Ogni tanto mi sentivo fare “ssst!” perché i miei movimenti impazienti disturbavano la quiete delle voci.

    Loro si muovevano sempre con grazia, e la musica era un’armonia.

    Poi mi sono accorta che in ogni punto in cui andavo era irritatamente identico a quello che avevo appena lasciato.

    “Non sono i ricordi che ti invadono, sei tu che non accetti la tua nuova situazione…, sei ancora troppo legata alla terra.”, dice la voce.

    “Forse hai lasciato laggiù una parte di te, perciò non sei completamente libera”, aggiunge una seconda.

    Forse il mio cuore, penso io.

    “Forse…”, dice la voce dolcemente.

    E’ vero! Mi dimentico sempre che qui i pensieri e le parole non si distinguono gli uni dalle altre. La mancanza d’intimità è uno dei motivi che mi disturbano in questa dimensione!

    A volte mi succede, per non annoiarmi, di ricordare alcune situazioni buffe successemi sulla terra, sento allora delle risatine tenere intorno a me…

    Loro percepiscono tutto!

    All’inizio, sempre per il motivo che il tempo non esiste, quando sentivo qualcuna spostarsi, io soffiavo dietro forte forte, e scompigliavo l’aria e la melodia si scoordinava tutta…

    Non mi dicevano mai niente, sospiravano pazientemente…

    Poi ho smesso. Non era nemmeno divertente.

    “E’ qui da poco, deve ambientarsi”, sentivo dire da qualcuna.

    “… è stata troppo improvvisa la trasformazione… “, continuava qualcun’altra.

    E sopportavano.

    Soavemente.

    E il tempo passava – o forse si era fermato? – e mi sentivo sempre più annoiata e malinconica.

    “Qui il tempo non esiste!”, mi dicevano le voci.

    E’ una parola! Provateci voi!, a “essere” in uno spazio senza tempo, in una dimensione che non c’è!

    “Lo so! Ma io non ho riferimenti!” , rispondevo.

    “Non hai bisogno di riferimenti. Devi solo “essere” !”, replicavano.

    Ma come si fa ad “essere” senza “recepirsi”?!?

    E’ difficile accettare la teoria che continuavano a sostenere: “Adesso sei solo energia pura!”.

    “Ma che cosa serve questa energia e dove va?”, chiedevo.

    “Non va… “E’ “! Tu fai parte dell’energia universale”, continuavano a sostenere.

    Una volta ho chiesto: “Ma questo è il paradiso?”, ho percepito le loro risatine quiete, sembravano, anzi, sorrisi divertiti, mi hanno risposto in coro: “Puoi anche chiamarlo così… se vuoi!”.

    La rabbia delle risposte mai date!

    Qui tutto è possibile e nulla lo è.

    E’ mai possibile esistere in una dimensione che non esiste mi chiedo?

    “Forse è vero che hai lasciato il tuo cuore sulla terra.”,  riprende la voce.

    “Potresti avere un permesso di ventiquattro ore – e come lo misuro il tempo? Mistero! – “e andare a riprenderlo”, dice una seconda voce.

    “… così sarai liberata, e quando tornerai, sarai come tutte noi.”, soggiunge una terza.

    Un turbinio di emozioni ha fatto trillare la musichetta.

    Ho fatto parecchia fatica a nascondere i pensieri che mi attraversavano in quell’istante. Se loro li avessero percepiti, avrebbero senz’altro revocato il permesso!

    E me ne sono andata, scivolando leggera, giù, giù, giù…, nell’aria, eterea, lasciandomi trasportare dalle correnti…

    Ad un certo momento, la musichetta accompagnatrice ha smesso di suonare…

    E scendo, scendo, scendo… ecco la terra, e scendo ancora, più giù, più giù, finché distinguo le strade, le case, gli alberi…

    Dov’è la mia casa?

    Volteggio nell’aria, mi sposto, mi alzo e riabbasso, e dopo vari tentativi, ecco, dall’alto riconosco il lago! Il mio lago!

    Ecco la mia casa.

    E’ tutto buio intorno. E’ ancora notte.

    Chissà che ore sono?

    Mi guardo attorno, gli alberi sono rigogliosi. E’ estate.

    L’aria è calda e profumata di natura e di lago.

     

    Lumaca Lumaca Lumaca segue

    17 november

    Lavori in corso.. o meglio, perfezionamenti :-)

    Sto trascurando il Blog.
    Non perchè non abbia cose da dire ma perchè sono, in questo periodo, molto assorbita al miglioramento del Forum.
    Si stanno aggiungendo molti amici davvero interessanti, oltre simpatici, e abbiamo aggiunto anche il Forum sul Diritto Naturale.
    Un amico avvocato, generosamente si è messo a disposizione per spiegare tutto ciò che si sarebbe voluto sapere e mia si è osato chiedere nel e del mondo legale Sarcastico ma anche a rispondere alle domande degli amici iscritti. Sorriso
    Consiglio anche di visitare il suo sito: http://plinioilvecchio.spaces.live.com/ merita davvero.
    Un'altra cara amica Naturopata, spiega il mondo delle erbe e dei rimedi naturali e un'altra amica, Laura, oltre a insierire bellissime foto che arricchiscono il forum, è così gentile a spiegare anche i trucchi per gestire questo mezzo tecnologico in modo che anche le frane franose come me, capiscano come fare....
    A proposito, per chi avesse perso l'informazione: http://lacasasullago.spice.live.com/ da visitare... assolutamente Animoticon
     
    Quindi.. vi aspetto anche su "Parliamo di..." http://rolinda.forumattivo.com/
    Leggete..leggete...e scrivete... scrivete Sorriso ci vediamo là per un Tazzina di caffè?
     
     
    12 november

    L'impotenza

    Ennesima rissa per tifoseria.

    Altro morto per la confusione creatasi.

    Ora assisteremo a fumosi dibattiti che attizzeranno le parti e, la ricerca della verità sarà, ancora una volta strumentalizzata, divenendo pretesto per sputare veleni a destra e a manca.

    Davanti a una morte il rispetto e la dignità del dolore dovrebbero essere privilegiati, ma saranno i primi a mancare.

    Io non so di chi sia la colpa, se il ragazzo facesse parte degli ultràs o se il poliziotto abbia sparato per errore, per paura, per incoscienza o altro.

    Penso soltanto con tristezza che questo fatto riporta alla luce ed evidenzia uno stato di tensione continua che cova sotto la brace.

    Penso, con sconcerto, alle molteplici persone che incontriamo nella vita (presumibilmente “per bene”) che con i nervi a fior di pelle possano essere, in realtà, lupi in attesa del minimo appiglio per scatenare rabbia repressa, razzismo,frustrazioni personali e quant’altro viene prodotto dal disagio odierno.

    Purtroppo non posso fare a meno di pensare che la storia non insegna. Mai.

    Il “ceppo”, la scintilla scatenante dell’ultima guerra, è nato in Germania, con l’insoddisfazione della gente per un’economia allo sfascio, la depressione economica, la xenofobia per gli ebrei e per il “diverso”.

    Poi come un virus malefico, dilagando, ha contagiato l’Europa.

    Squadre di picchiatori a caccia di streghe, vere presunte, felici solo di provocare, picchiare, eliminare supposti nemici fisicamente o per delazione.

    Individui con la coscienza “pulita”, perché agivano in nome del rigore ideologico, dell’intenzione verso un mondo migliore e in nome di una presunta inconsapevole (depravazione) di una razza migliore.

    I prodomi si possono leggere oggi e, mica tanto subliminali, a casa nostra.

    L’aggressività e l’intolleranza dilagante in ogni dove, in qualsiasi dibattito, in qualunque “confronto” e nel passaggio all’atto atto per ogni minimo pretesto e contesto.

    L’informazione che dovrebbe informare correttamente invece alita sul fuoco dell’illazione, del pregiudizio, giocando con le paure e l’insicurezza della gente.

    La riflessione e il buon senso, relegati in cantina, tacciati di qualunquismo e perbenismo vengono derisi e calpestati assieme alle regole della convivenza sociale e un minimo di rispetto.

    Caro Mauro, anch’io, ottimisticamente penso che esista una ciclicità e che quando si tocca un fondo poi, necessariamente la spinta riprenda verso l’alto ma, l’amarezza sta nel constatare, continuamente, che l’essere umano, nonostante le batoste, nonostante i disastri e gli orrori, sia irrimediabilmente refrattario ad evolvere, irriducibilmente attratto a pescare nel torbido anche se so che, la maggioranza (probabilmente) è migliore e non urla forte come i prevaricatori.

    Il problema sta, precisamente, nel fatto che, come i virus, appunto, la minoranza aggressiva contagia, facendo presa sulle debolezze, sugli indecisi e gli esaltati, sulle categorie più deboli e, come ben sai, sono proprio questi che si aggregano come pecore al gregge dei più forti,nell’illusione di rifare un mondo migliore, ammaliati dal canto di sirene perverse.

    Chi è lucido, nemo propheta in patria, è ridotto all’impotenza dell’attesa.

     

    08 november

    Intestini pigri o tubi digerenti?

    Siamo nell’era dell’imbarbarimento.

    La globalizzazione ha solo aperto il mercato materialistico e del cattivo gusto.Denaro

    Un’era dove per “democrazia” s’intende permettere ovunque a chiunque la volgarità, dove libertà viene confusa con liberismo, dove libertà di parola e d’opinione viene confusa con libertà d’insultare.A denti stretti

    Un’era dove i mezzi di comunicazione, dai giornali alle televisioni, si deve subire masse di opinionisti sbucati dal nulla, presenzialisti sgrammaticati che hanno sempre qualcosa da dire su tutto e tutti.Sarcastico

    Frotte di ragazzette venute da chissà dove, che sgambettando più o meno sgraziatamente s’impongono nelle classifiche mediatiche per i loro fidanzamenti con i calciatori o nel gossip più retrivo.Triste

    La cultura è stata sostituita dai vari quiz e quizzettoni distribuiti in varie salse come fossero “baci perugina” amalgamati nei sughi che appestano ormai ogni studio televisivo.

    Sì, perché ormai, non c’è televisione che non abbia la sua bella cucina americana corredata di pentolini e forchettoni.Deluso

    Uno stato che campa sul gioco e sulle vincite, dal lotto alle lotterie e una tv interattiva dove con una telefonata, ognuno può diventare per pochi secondi protagonista e vincitore, magari di una pentola a pressione..ma vuoi mettere? … c’ero anch’io!Party

    Politici trasformati in prime donne di talk show, mentre, viceversa, vedette dello spettacolo trasformati in politici, spettatori guardoni di Isola con palma e case chiuse di “grandi fratelli”, dove i beniamini sono imprevedibili personaggi in una gara feroce di trivialità e pacchianeria.

    Vincerà chi saprà mettersi le dita nel naso o il petomane che emetterà la miglior loffa?Pensieroso

    Vanno a ruba i culendari e in giro, per le strade di ogni città, truppe di ragazzini con le mutande sopra i pantaloni fieri dei loro tatuaggi e piercing dove, se non ne hai uno sul piloro non sei nessuno.Arrabbiato

    Sono cambiati i sogni dei bambini. Cosa vuoi fare da grande? La Top model…

    Il calciatore… a Napoli qualche bimba ha risposto “la donna del boss”…Nauseato

    I notiziari ci euforizzano con guerre, nubifragi, cicloni, terremoti e dettagli, dove se non ci sono morti ammazzati di mafia, sopperisce con la cronaca delle perversioni familiari e, se mancano in casa nostra.. ci sono quelle prese in prestito dall’estero.Sorpresa

    Le stragi di famiglia, diventano argomenti capaci di infiammare e dividere l’Italia come campionati di calcio e le gaffes dei politici.Perplesso

    Nel mezzo, nell’ora del raduno al desco familiare, al top del bon ton, la regina Pubblicità con i suoi pannolini, adesivi per dentiere e “evaqu” per intestini pigri orienta i gusti e gli stili degli italiani…

       Segreto

      

     
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